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Dott.ssa Rita Terranova

3397744352
postmaster@ritaterranova.it
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Dott.ssa Rita Terranova
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Iscritta all’Ordine degli psicologi
Della Toscana al n° 4006
Con abilitazione alla psicoterapia
P.I. 07000370481
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Via Sant’Andrea a Rovezzano 30 Firenze
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Nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), il senso di colpa rappresenta spesso un’esperienza centrale. Non si tratta di un sentimento legato a comportamenti realmente dannosi, ma di una forma di responsabilità percepita in modo amplificato, che riguarda pensieri, intenzioni o possibilità temute.
La persona può sentirsi responsabile non solo delle proprie azioni, ma anche dei propri pensieri. Idee intrusive, immagini o impulsi che emergono involontariamente vengono vissuti come significativi e moralmente rilevanti. Questo può generare un senso di colpa anche in assenza di comportamenti concreti.
Un elemento caratteristico è la difficoltà a distinguere tra ciò che si pensa e ciò che si fa. Il pensiero può essere percepito come equivalente all’azione, oppure come qualcosa che potrebbe avere conseguenze reali. Questo porta a vivere le proprie esperienze mentali come potenzialmente pericolose.
Il senso di colpa, in questo contesto, non ha una funzione regolativa, ma diventa fonte di sofferenza. Più la persona cerca di controllare o eliminare i pensieri indesiderati, più questi tendono a ripresentarsi, rafforzando il ciclo ossessivo.
Nel tempo, il bisogno di ridurre questo senso di colpa può portare allo sviluppo di rituali o comportamenti ripetitivi, che hanno la funzione di neutralizzare il rischio percepito o di ristabilire una sensazione di “correttezza”.
Il senso di colpa nel DOC si sviluppa attraverso una combinazione di fattori legati al funzionamento cognitivo ed emotivo della persona.
Un primo elemento riguarda la tendenza ad attribuire un’eccessiva responsabilità personale. La persona può sentirsi responsabile non solo delle proprie azioni, ma anche di eventi che potrebbero verificarsi, anche se al di fuori del proprio controllo.
Un altro aspetto è la difficoltà a tollerare l’incertezza. Il dubbio viene vissuto come qualcosa da eliminare, e questo porta a cercare conferme o soluzioni definitive che però non risultano mai sufficienti.
Le modalità di interpretazione dei pensieri sono centrali. Le idee intrusive, comuni a molte persone, vengono interpretate come significative o indicative di qualcosa di negativo su di sé. Questo aumenta il bisogno di controllarle.
Anche alcune esperienze educative o relazionali possono contribuire, ad esempio contesti in cui sono state enfatizzate norme morali rigide o una forte attenzione alla responsabilità.
Infine, i tentativi di gestione del disagio – come controlli, rituali o richieste di rassicurazione – contribuiscono a mantenere il senso di colpa, perché impediscono di sperimentare che il pensiero, di per sé, non ha conseguenze reali.
Il senso di colpa nel DOC si manifesta attraverso pensieri ricorrenti, dubbi persistenti e comportamenti ripetitivi.
La persona può essere attraversata da pensieri intrusivi che riguardano la possibilità di fare del male, di sbagliare o di non aver fatto abbastanza per prevenire un evento negativo. Questi pensieri sono vissuti come estranei ma allo stesso tempo significativi.
È frequente il dubbio: “E se fosse colpa mia?”, “E se non me ne fossi accorto?”, “E se succedesse qualcosa per una mia mancanza?”. Queste domande non trovano una risposta definitiva e tendono a ripetersi.
Per ridurre il disagio, la persona può mettere in atto compulsioni, cioè comportamenti ripetitivi o rituali. Possono includere controlli, verifiche, richieste di rassicurazione o azioni mentali come ripetere frasi o cercare di “neutralizzare” il pensiero.
Il senso di colpa può essere continuo o riattivarsi in specifiche situazioni. Può portare a una costante sensazione di responsabilità e a una difficoltà a sentirsi “a posto”.
Nel tempo, questi sintomi possono occupare molto spazio nella vita quotidiana, influenzando il funzionamento personale, le relazioni e il benessere generale.
Nel lavoro psicoterapeutico, il senso di colpa nel DOC viene affrontato comprendendo il modo in cui si costruisce e si mantiene nel tempo.
Un primo passo è aiutare la persona a distinguere tra pensiero e azione. Riconoscere che avere un pensiero non equivale a compiere un’azione è fondamentale per ridurre il peso del senso di colpa.
Si lavora poi sulla tolleranza del dubbio. Invece di cercare certezze assolute, la persona viene accompagnata a sviluppare una maggiore capacità di convivere con l’incertezza, riducendo il bisogno di controllo.
Un altro aspetto riguarda la modifica delle interpretazioni dei pensieri. Le idee intrusive vengono riconosciute come eventi mentali, e non come segnali di pericolo o indicatori morali.
Si interviene anche sulle compulsioni, aiutando la persona a ridurre gradualmente i comportamenti di controllo e di rassicurazione. Questo permette di interrompere il ciclo che mantiene il disturbo.
Nel modello ad orientamento interpersonale, viene data attenzione anche al significato che il senso di colpa assume nella storia della persona e nelle relazioni. Comprendere questi aspetti aiuta a intervenire in modo più profondo.
Nel tempo, il percorso terapeutico consente di ridurre l’intensità del senso di colpa, modificare il rapporto con i propri pensieri e recuperare una maggiore libertà nella vita quotidiana.