Contatti

Dott.ssa Rita Terranova

3397744352
postmaster@ritaterranova.it
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Dott.ssa Rita Terranova
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Iscritta all’Ordine degli psicologi
Della Toscana al n° 4006
Con abilitazione alla psicoterapia
P.I. 07000370481
Studio
Via Sant’Andrea a Rovezzano 30 Firenze
Ricevo previo contatto:
3397744352
e-mail postmaster@ritaterranova.it


II dati personali saranno trattati esclusivamente per rispondere alla richiesta di contatto inviata dall’utente.
Il conferimento dei dati è facoltativo ma necessario per poter ricevere una risposta.
I dati non saranno utilizzati per finalità di marketing, non saranno ceduti a terzi e non saranno conservati oltre il tempo necessario alla gestione della richiesta, nel rispetto del Regolamento UE 2016/679(GDPR)
Per ulteriori informazioni sul trattamento dei dati personali è possibile consultare la Privacy Policy del sito.
Questo sito utilizza solo cookie tecnici necessari al funzionamento del sito. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo. Per maggiori informazioni consulta la Cookie Policy del sito.
L’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi cognitivi quotidiani sta modificando in modo significativo il funzionamento mentale, con ricadute rilevanti in ambito clinico e nella comprensione dei processi decisionali. In psicologia cognitiva, questo cambiamento viene interpretato attraverso il confronto tra il tradizionale cognitive loading e le nuove forme di cognitive offloading mediate dall’AI.
Nel funzionamento mentale ordinario, il cognitive loading corrisponde al carico cognitivo gestito internamente dall’individuo attraverso memoria di lavoro, attenzione selettiva e processi esecutivi. Questo tipo di attività mentale, sebbene dispendiosa, rappresenta un elemento fondamentale per l’organizzazione del pensiero e per lo sviluppo di competenze cognitive stabili. L’elaborazione attiva delle informazioni consente infatti una comprensione profonda, favorisce l’integrazione dei contenuti e sostiene la costruzione dell’agency cognitiva, ovvero la percezione di essere autore dei propri processi mentali e decisionali.
Dal punto di vista clinico, questo tipo di funzionamento è strettamente legato anche alla capacità di tollerare l’incertezza, di elaborare l’errore e di mantenere un senso di continuità identitaria nel pensiero. Il carico cognitivo, in questo senso, non è soltanto un limite, ma un elemento strutturante del funzionamento psichico.
Con l’utilizzo crescente di sistemi di intelligenza artificiale come ChatGPT, si osserva una progressiva esternalizzazione di tali processi attraverso il cognitive offloading. L’AI consente di ridurre il carico cognitivo immediato, fornendo sintesi, rielaborazioni, supporto alla scrittura e facilitazione nei processi decisionali. Questo comporta un evidente aumento dell’efficienza cognitiva e una riduzione dello sforzo mentale percepito, soprattutto in contesti complessi o ad alta densità informativa.
Tuttavia, in una prospettiva clinico-psicologica, emergono anche effetti potenzialmente critici. La delega sistematica dei processi cognitivi può ridurre l’elaborazione profonda delle informazioni, favorendo un funzionamento più superficiale e una minore integrazione dei contenuti. Si può osservare una forma di illusione di competenza, in cui la comprensione soggettiva risulta sovrastimata rispetto alla reale capacità di rielaborazione autonoma. Inoltre, la riduzione dell’attivazione della memoria di lavoro e dei processi di problem solving può contribuire a una progressiva dipendenza dallo strumento.
Un aspetto clinicamente rilevante riguarda la trasformazione del processo decisionale. Quando le scelte vengono supportate dall’AI, il pensiero diventa distribuito tra individuo e sistema tecnologico. In questo contesto può verificarsi una attenuazione del senso di responsabilità soggettiva, fenomeno coerente con i modelli della psicologia sociale relativi alla diffusione della responsabilità. L’individuo mantiene formalmente il controllo della decisione, ma può percepire una riduzione del peso soggettivo della scelta.
L’atteggiamento dell’utente rappresenta quindi una variabile clinicamente significativa. Un utilizzo passivo dell’AI tende a favorire dipendenza cognitiva, riduzione della verifica critica e progressiva delega del giudizio. Al contrario, un utilizzo consapevole e riflessivo consente di mantenere attive le funzioni metacognitive, utilizzando l’AI come supporto all’elaborazione e non come sostituto del pensiero.
È inoltre necessario considerare che l’intelligenza artificiale non è un sistema neutro. Le risposte prodotte riflettono dati di addestramento, scelte progettuali e possibili bias strutturali. Questo aspetto è centrale nell’ambito dell’etica dell'intelligenza artificiale, che evidenzia la necessità di una responsabilità condivisa tra sviluppatori e utilizzatori. Dal punto di vista clinico, ciò implica che l’interazione con l’AI non è mai puramente tecnica, ma coinvolge sempre processi cognitivi, decisionali ed etici.
In ambito psicoterapeutico, queste trasformazioni assumono particolare rilevanza. Il lavoro clinico si fonda infatti sull’attivazione diretta dei processi cognitivi ed emotivi del paziente: elaborazione narrativa, mentalizzazione, attribuzione di significato e integrazione dell’esperienza. L’uso dell’AI può rappresentare uno strumento di supporto per l’organizzazione del pensiero o per la facilitazione espressiva, ma non può sostituire il processo terapeutico, che richiede coinvolgimento soggettivo, elaborazione interna e costruzione autonoma di significato.
In questa prospettiva, il rischio clinico principale non è l’utilizzo dell’AI in sé, ma la possibile riduzione dello spazio di elaborazione mentale autonoma, che rappresenta un elemento centrale nei processi di cambiamento psicologico. La psicoterapia mantiene quindi un ruolo fondamentale nel preservare e rafforzare la capacità del soggetto di pensare in modo indipendente, tollerare il carico cognitivo e integrare l’esperienza, anche in un contesto sempre più mediato da sistemi di intelligenza artificiale.
In sintesi, l’intelligenza artificiale non modifica soltanto l’accesso alle informazioni, ma interviene direttamente nei processi di pensiero e decisione. Dal punto di vista clinico, la sfida principale è mantenere un equilibrio tra supporto tecnologico e autonomia cognitiva, preservando la centralità del soggetto come agente attivo e responsabile del proprio funzionamento mentale.