Contatti

Dott.ssa Rita Terranova

3397744352
postmaster@ritaterranova.it
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Dott.ssa Rita Terranova
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Iscritta all’Ordine degli psicologi
Della Toscana al n° 4006
Con abilitazione alla psicoterapia
P.I. 07000370481
Studio
Via Sant’Andrea a Rovezzano 30 Firenze
Ricevo previo contatto:
3397744352
e-mail postmaster@ritaterranova.it


II dati personali saranno trattati esclusivamente per rispondere alla richiesta di contatto inviata dall’utente.
Il conferimento dei dati è facoltativo ma necessario per poter ricevere una risposta.
I dati non saranno utilizzati per finalità di marketing, non saranno ceduti a terzi e non saranno conservati oltre il tempo necessario alla gestione della richiesta, nel rispetto del Regolamento UE 2016/679(GDPR)
Per ulteriori informazioni sul trattamento dei dati personali è possibile consultare la Privacy Policy del sito.
Questo sito utilizza solo cookie tecnici necessari al funzionamento del sito. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo. Per maggiori informazioni consulta la Cookie Policy del sito.
Il Disturbo di dismorfismo corporeo rappresenta una condizione clinica complessa in cui la percezione del proprio corpo risulta profondamente alterata. L’attenzione del soggetto si concentra in modo persistente su uno o più difetti fisici percepiti, spesso minimi o non osservabili dagli altri, ma vissuti come gravi e invalidanti. Questo scarto tra realtà oggettiva e vissuto soggettivo non riguarda soltanto l’aspetto estetico, ma coinvolge dimensioni più profonde legate all’identità e all’immagine di sé.
All’interno della psicopatologia, il disturbo si colloca tra le condizioni caratterizzate da pensieri intrusivi e comportamenti ripetitivi. Il soggetto può dedicare molte ore al controllo dello specchio, al confronto con gli altri o alla ricerca di rassicurazioni, in un tentativo continuo di ridurre l’angoscia legata alla propria immagine. Tuttavia, tali strategie non producono un reale sollievo, ma tendono a rinforzare il ciclo disfunzionale, aumentando la focalizzazione sul difetto percepito.
Dal punto di vista psicologico, il nucleo del disturbo non risiede tanto nel corpo in sé, quanto nella relazione che il soggetto intrattiene con la propria immagine. Il corpo diventa il luogo su cui si proiettano vissuti di inadeguatezza, vergogna e fragilità identitaria. In questo senso, il difetto percepito può essere interpretato come un punto di condensazione di significati emotivi più ampi, difficilmente mentalizzabili e quindi tradotti in termini concreti e visibili.
Un aspetto centrale riguarda il rapporto tra percezione e realtà. Nel disturbo di dismorfismo corporeo, la percezione non è semplicemente distorta, ma rigidamente organizzata attorno a schemi cognitivi e affettivi che selezionano e amplificano alcuni dettagli a scapito di una visione globale. Questo processo contribuisce a costruire una rappresentazione del sé frammentata, in cui l’intera identità viene ridotta a una parte del corpo vissuta come difettosa.
La dimensione relazionale gioca un ruolo fondamentale. Lo sguardo dell’altro, reale o immaginato, assume un valore centrale nella costruzione dell’immagine corporea. Il timore del giudizio e del rifiuto può portare a evitamento sociale, isolamento o, al contrario, a una costante ricerca di conferme. In entrambi i casi, la relazione con l’altro diventa mediata dalla preoccupazione per l’aspetto, limitando la spontaneità e la possibilità di un contatto autentico.
Nel contesto culturale attuale, caratterizzato da una forte esposizione all’immagine e ai modelli estetici veicolati dai media digitali, il disturbo può trovare un terreno fertile. L’iperfocalizzazione sull’apparenza e il confronto continuo con standard idealizzati contribuiscono a rafforzare vissuti di inadeguatezza e a mantenere attivi i meccanismi disfunzionali.
Dal punto di vista clinico, il disturbo può associarsi a stati ansiosi, umore depresso e compromissione significativa del funzionamento sociale e lavorativo. Tuttavia, è importante sottolineare che il dismorfismo corporeo non può essere ridotto a una semplice preoccupazione estetica: esso rappresenta una modalità complessa di organizzazione dell’esperienza emotiva e dell’identità.
In ambito psicoterapeutico, il lavoro si orienta verso la comprensione dei significati sottesi alla focalizzazione sul corpo. L’obiettivo non è correggere direttamente la percezione, ma favorire un processo di integrazione tra vissuti emotivi, rappresentazione di sé e esperienza corporea. Attraverso lo sviluppo della consapevolezza e della capacità di mentalizzazione, il soggetto può progressivamente svincolarsi dalla rigidità della propria immagine e costruire una relazione più flessibile e tollerabile con il proprio corpo.
In questa prospettiva, il trattamento non mira alla perfezione estetica, ma alla possibilità di abitare il proprio corpo in modo meno giudicante e più integrato, restituendo continuità all’esperienza del sé.