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Dott.ssa Rita Terranova

3397744352
postmaster@ritaterranova.it
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Dott.ssa Rita Terranova
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Iscritta all’Ordine degli psicologi
Della Toscana al n° 4006
Con abilitazione alla psicoterapia
P.I. 07000370481
Studio
Via Sant’Andrea a Rovezzano 30 Firenze
Ricevo previo contatto:
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Sintomi e manifestazioni più frequenti
Irritabilità:
L’umore depresso può manifestarsi non solo come chiusura o malinconia, ma anche come una soglia di tolleranza molto bassa. Piccole frustrazioni o stimoli minimi possono generare reazioni sproporzionate, spesso seguite da senso di colpa o ulteriore autosvalutazione
Perdita di interesse o piacere:
Attività un tempo significative smettono di suscitare coinvolgimento emotivo. Non è una scelta volontaria, ma un progressivo spegnimento della capacità di provare piacere, che rafforza il senso di distanza da sé e dagli altri.
Difficoltà di concentrazione:
La mente appare rallentata o dispersa, con un flusso di pensieri frammentato. Compiti semplici richiedono uno sforzo eccessivo, alimentando la percezione di inefficacia personale e di perdita di controllo sulle proprie capacità.
Autovalutazioni negative:
L’immagine di sé diventa rigida e severa. Errori o limiti vengono interpretati come prove di inadeguatezza globale, mentre le qualità personali tendono a essere minimizzate o ignorate.
Pensieri ricorrenti di autosvalutazione
La mente torna insistentemente su giudizi negativi già noti, creando un dialogo interno critico e punitivo. Questi pensieri non vengono vissuti come ipotesi, ma come verità, rafforzando la bassa autostima.
I disturbi dell’umore comprendono condizioni in cui il tono emotivo si altera in modo persistente, influenzando profondamente il modo in cui la persona percepisce sé stessa, gli altri e la realtà. Non si tratta di semplici variazioni dell’umore, fisiologiche nella vita quotidiana, ma di stati che tendono a stabilizzarsi nel tempo e a incidere sul funzionamento complessivo.
Nella depressione, l’esperienza prevalente è quella di un abbassamento dell’umore accompagnato da perdita di interesse, riduzione dell’energia e difficoltà a provare piacere. Anche attività abitualmente significative possono apparire prive di senso o eccessivamente faticose. Il tempo può essere vissuto come rallentato, e il futuro come privo di possibilità.
In altre forme, come nei disturbi bipolari, si osservano oscillazioni tra fasi depressive e fasi di elevazione dell’umore. In queste ultime, la persona può sperimentare un aumento dell’energia, una riduzione del bisogno di sonno, una maggiore impulsività e una percezione di sé amplificata. Anche queste fasi, pur potendo essere inizialmente vissute come positive, possono diventare disorganizzanti.
Un elemento centrale dei disturbi dell’umore è la loro pervasività. L’esperienza emotiva non resta circoscritta a momenti specifici, ma tende a influenzare in modo continuativo pensieri, comportamenti e relazioni. La persona può avere la sensazione che il proprio stato interno condizioni ogni ambito della vita.
Spesso si osserva anche una modifica dell’immagine di sé. Possono emergere sentimenti di svalutazione, colpa o inadeguatezza, così come una difficoltà a riconoscere risorse e capacità personali. Questo contribuisce a mantenere il disturbo, creando un circolo tra emozioni, pensieri e comportamenti.
I disturbi dell’umore non hanno una causa unica, ma derivano dall’interazione di fattori diversi che riguardano la storia personale, il funzionamento psicologico e, in alcuni casi, aspetti biologici.
Un primo elemento riguarda la vulnerabilità individuale. Alcune persone presentano una maggiore sensibilità agli eventi emotivi o una predisposizione a sviluppare stati depressivi o oscillazioni dell’umore. Questa vulnerabilità può essere legata a fattori temperamentali o a modalità apprese nel tempo.
Le esperienze di vita svolgono un ruolo importante. Eventi di perdita, cambiamenti significativi, situazioni di stress prolungato o relazioni difficili possono contribuire all’insorgenza del disturbo. In alcuni casi, il disagio emerge anche in assenza di eventi evidenti, ma si costruisce gradualmente nel tempo.
Un altro aspetto riguarda le modalità di elaborazione emotiva. Difficoltà nel riconoscere, esprimere o modulare le emozioni possono favorire la loro intensificazione o il loro blocco. Ad esempio, emozioni non espresse possono trasformarsi in stati depressivi persistenti.
Le modalità di pensiero contribuiscono in modo significativo. Nella depressione, è frequente una tendenza a interpretare la realtà in termini negativi, con una visione pessimistica di sé, del mondo e del futuro. Questi schemi cognitivi non sono semplici opinioni, ma modalità radicate che influenzano l’esperienza quotidiana.
Nei disturbi con oscillazioni dell’umore, possono intervenire anche fattori legati alla regolazione dei ritmi biologici, come il sonno o l’attività. Alterazioni di questi ritmi possono contribuire alla comparsa o al mantenimento degli episodi.
In generale, i disturbi dell’umore si sviluppano quando più fattori si combinano, creando una condizione in cui l’equilibrio emotivo risulta difficile da mantenere.
I sintomi dei disturbi dell’umore coinvolgono la sfera emotiva, cognitiva, comportamentale e fisica.
Sul piano emotivo, nella depressione si osservano tristezza persistente, senso di vuoto o perdita di interesse per attività che in precedenza erano significative. La capacità di provare piacere può risultare ridotta o assente. In alcune forme, può emergere irritabilità più che tristezza.
Sul piano cognitivo, sono frequenti pensieri negativi su sé stessi, sugli altri e sul futuro. La persona può percepirsi come inadeguata, colpevole o priva di valore. Possono comparire difficoltà di concentrazione, rallentamento del pensiero o indecisione.
A livello comportamentale, si osserva spesso una riduzione delle attività quotidiane. La persona può isolarsi, evitare contatti sociali o faticare a portare avanti impegni abituali. Anche le attività più semplici possono apparire eccessivamente impegnative.
Sul piano fisico, possono manifestarsi alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia), variazioni dell’appetito e del peso, affaticamento o riduzione dell’energia. Questi sintomi contribuiscono a rafforzare la sensazione di difficoltà generale.
Nelle fasi di elevazione dell’umore, invece, si osservano aumento dell’energia, riduzione del bisogno di sonno, maggiore impulsività e tendenza a intraprendere attività senza valutare pienamente le conseguenze. Il pensiero può diventare più rapido e meno organizzato.
In alcuni casi, possono comparire pensieri di morte o di autosvalutazione estrema. Questi segnali indicano una sofferenza significativa e richiedono particolare attenzione.
Nel lavoro psicoterapeutico, i disturbi dell’umore vengono affrontati considerando sia i sintomi sia il contesto più ampio in cui si inseriscono.
Un primo passo consiste nel comprendere la forma specifica che il disturbo assume nella persona. Non tutte le depressioni o le oscillazioni dell’umore sono uguali: identificare le caratteristiche individuali permette di costruire un intervento mirato.
Parallelamente, si lavora sulla consapevolezza degli stati emotivi. Riconoscere e nominare le emozioni è un passaggio fondamentale per poterle modulare. Questo processo aiuta a ridurre la sensazione di essere completamente determinati dal proprio stato interno.
Un aspetto centrale riguarda i pensieri associati all’umore. Attraverso il lavoro terapeutico, è possibile mettere in discussione modalità di pensiero rigide e negative, introducendo maggiore flessibilità e alternative interpretative.
Si interviene anche sui comportamenti, favorendo una graduale ripresa delle attività e delle relazioni. Questo non avviene in modo forzato, ma attraverso un percorso che tiene conto delle risorse e dei limiti della persona.
Nel modello ad orientamento interpersonale, particolare attenzione viene data alle relazioni. I disturbi dell’umore sono spesso collegati a dinamiche relazionali, a difficoltà nell’esprimere bisogni o a esperienze di perdita e cambiamento. Lavorare su questi aspetti consente di intervenire sulle condizioni che contribuiscono al mantenimento del disturbo.
Il percorso terapeutico offre uno spazio in cui la persona può fare esperienza di una relazione stabile e comprensiva, che favorisce l’elaborazione emotiva e la costruzione di nuove modalità di funzionamento.
Nel tempo, l’obiettivo è sviluppare una maggiore capacità di regolazione dell’umore, ridurre l’intensità dei sintomi e recuperare un senso di continuità e possibilità nella propria vita.